E’ tempo che i genitori insegnino presto ai giovani che nella diversità c’è bellezza e c’è forza.
Maya Angelou – poetessa e scrittrice afroamericana-

Nella crescita dei bambini ricorrono quotidianamente domande legate alle esperienze di vita. Accade perciò che un genitore si trovi difronte al figlio che chiede spiegazioni sul perché Matteo abbia una maestra tutta sua e possa entrare più tardi a scuola, oppure sul fatto che alcuni bambini in classe possano avere facilitazioni mentre lui è costretto a fare tutto da solo con grande fatica…
A molti adulti,la maggioranza direi, è stato insegnato e ripetuto come un mantra che che SIAMO TUTTI UGUALI. I bambini diversi non esistono. Le maestre rincarano poi la dose con lezioni di ‘uguaglianza’ che però però non soddisfano i bambini e anzi lasciano loro il ragionevole dubbio che in realtà tanto uguali a loro quei bambini non siano.
E hanno ragione.
Il bambino che non è come te è per forza DIVERSO da te.
Alcuni hanno un cromosoma in più, altri non possono vedere, altri ancora parlano e giocano da soli . Alcuni poi hanno la pelle nera mentre noi l’abbiamo rosa ed altri durante l’ora di religione escono dalla classe… negare che queste differenze esistano è sbagliato e induce il bambino ad effettuare una negazione della realtà, della verità che è l’unico dato che lui percepisce con chiarezza.
E allora la spiegazione non regge.Diventa inaccettabile, incomprensibile per il bambino.
LA DIFFERENZA NON VA NEGATA ma spiegata, osservata e visita dalla parte dei bambini.
Insegnanti, educatori e i genitori dovrebbero cominciare ad insegnare ai bambini che SIAMO TUTTI DIVERSI PER FORTUNA!
La ricchezza che si accumula nello stare assieme è proprio data dalla differenza che ciascuno di noi porta in dote.
Consideriamo ad esempio il linguaggio comunemente usato in merito: Il bambino con handicap è definito come soggetto ‘diversamente abile’. Questo messaggio è profondamente incongruente. Infatti se ,ad esempio, il bambino in questione è ipovedente, quel bambino può essere certamente definito un DIS-abile dal momento che per nascita o per condizione è privato della capacità di vedere.
Sara’ solo imparando a conoscerlo, osservandolo che il bambino saprà scoprire quanto ad esempio quel compagno sia diventato straordinariamente abile, una specie di super eroe, nel riconoscere i rumori, i suoni anche quelli per noi impercettibili; e allora quel bambino diventa per lui un SUPER -abile .
Il linguaggio ha di per sè un peso specifico. Le parole assumono anche connotazioni valoriali proprie della realtà sociale in cui vengono utilizzate. Non dobbiamo tuttavia avere paura di usare i termini corretti se questi presuppongono una profonda accettazione.
Dis-abile non è un individuo con una abilità diversa ma è colui che è privato di una abilità.
Chiamare le cose con il proprio nome aiuta i genitori a togliere veli di perbenismo che di certo non agevolano la crescita dei propri figli.
La sfida si gioca quindi a partire dalla famiglia per continuare a scuola dove insegnanti di ogni ordine e grado devono iniziare a lavorare sull’accettazione delle differenze che vanno palesate. Ad oggi si assiste invece ad una negazione delle stesse per timore di stigmatizzarle e creare un danno all’alunno stesso. Questo atteggiamento crea però continue tensioni nel gruppo classe che avverte atteggiamenti inspiegabilmente diversificati tra i docenti e taluni alunni.
Ebbene è giunto il momento di partire dall’analisi delle diversità che ognuno di sé porta in dote rispetto al prossimo. Ben vengano quindi attività di focus group sulla disabilità, sulle difficoltà emotive e cognitive,sulle differenze fisiche che ci connotano come ESSERI UNICI, che mirino a rendere manifesto quanto è oggi innominabile.
Se lo conosco non mi fa paura.
Le differenze rappresentano quindi, oggi più che mai un’occasione, una SFIDA. Negarle è perderle in partenza. Accettarle e imparare a CON-VIVERCI e prendere a costruire una ‘ cosa sociale’ forte perché non fondata sul sospetto.

Assimilazione e accomodamento sono le azioni principali del bambino che impara: assimila un gesto, un comportamento e lo ripete (accomodamento) per un discreto numero di volte al fine di perfezionarlo e generalizzarlo.
È tempo di non avere paura e assimilare comportamenti nuovi , accettare nuove sfide sulla scia dell’autenticità.
Solo in questo modo un educatore può essere realmente credibile agli occhi del bambino che lo.osserva e alle orecchie del bambino che lo ascolta.
Silvia Savini
-Pedagogista-
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